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PORTO CERVO:

Sfarzo ed eleganza targate Aga Khan

Porto Cervo è il più rinomato luogo di villeggiatura di tutta l’isola, nato negli anni sessanta dall’ idea innovativa del principe Karim Aga Khan, innamoratosi a prima vista di questo golfo unico al mondo e delle sue splendide spiagge.

 

Il nome Porto Cervo deriva appunto dalla sua baia a forma di cervo, ora lussuoso porto turistico, qui i migliori architetti e ingeneri dell’ epoca hanno utilizzato uno stile architettonico unico in tutto il mondo che comprendeva un misto di forme e stilemi sardi, spagnoli, provenzali, capresi, amalfitani, greci, pugliesi, siculi e magrebini, il tutto inserito in maniera armoniosa con la natura circostante.

Al momento della sua progettazione, il principe ed i suoi collaboratori pensarono di poter creare un'architettura che mantenesse il più possibile la continuità con quella tipica gallurese, dall'aspetto povero e rudimentale ma discretamente inserita nell'ambiente circostante e questa fu la chiave del successo. Questo tipo di architettura si diffuse in tutta la costa nord-orientale ed è tutt'oggi attuale e imitata.
A questa interpretazione va comunque affiancata, per imparzialità, quella della critica ufficiale, non senza alcune precisazioni sugli eventi e sulle persone che generarono tale "architettura".


Il principe, acquistati i terreni ed essendo assai mal consigliato, non chiamò nessun architetto ma si rivolse ad uno scenografo, il francese Jacques Couelle, che si sbizzarrì nelle sue fantasie scenografiche. Si inventò persino che l'Hotel Cala di Volpe dovesse sorgere sulle rovine di un mai esistito convento alto-medioevale, di cui oggi i turisti ingenui ammirano convinti le false fondamenta ad opus incertum e reticulatum. Ma affinché i suoi disegni a carboncino fossero resi realizzabili, fu necessario chiamare un architetto e la scelta cadde sull'arch. Vietti, noto per i suoi bei restauri nei porticcioli liguri, i Piani di Portofino e di Cortina D'Ampezzo e per una grande sensibilità paesaggistica che lo accomunava alla mentalità dell'Aga Kahn. Vietti, però, fu costretto a trasformare gli schizzi di Couelle in progetti, poi, ovviamente, dovette difenderli. Cercò di giustificare l'opera definendola come "quell'espressione architettonica che sarebbe nata in Gallura se le sue condizioni storico-economiche e culturali l'avessero permesso". Oppure come meta-sinossi di una ipotetica "architettura pan-mediterranea spontanea" del tutto decontestualizzata.

 

L'edilizia portocervina è dunque un'autentica invenzione di matrice teatrale. Un misto di forme e stilemi sardi, spagnoli, provenzali, capresi, amalfitani, greci, pugliesi, siculi e magrebini. Nessun grande architetto partecipò all'impresa; Busiri Vici intervenne solo parzialmente realizzando l'unico gioiellino architettonico: la chiesetta Stella Maris, un albergo e alcune ville. Mentre la critica ufficiale ha sempre condannato l'opera collocandola nel girone del Kitsch di lusso (e comunque ben al di fuori da una possibile dignità architettonica, formale e stilistica) e quindi l'ha ignorata, non c'è dubbio che lo "stile" portocervino abbia riscosso un enorme successo nazional-popolare, che, sebbene ormai in forte declino, forse oggi perdura. Non così opere come l'hotel Cala di Volpe ed altre che restano comunque un oltraggio all'architettura e alla cultura in generale.

 

Le spiagge di Porto Cervo e della Costa Smeralda sono considerate tra le più belle di tutta la Sardegna, per citarne alcune la spiaggia di Liscia Ruia con la sua sabbia tendente al rosa, o la spiaggia di Romazzino contornata da folte chiome di rosmarino.

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